Blog

Il Posizionamento dipende anche dalla velocità

Non c’è dubbio, Google ha ufficialmente messo in funzione la sua applicazione, chiamata Page Speed (http://pagespeed.googlelabs.com/), per attribuire un punteggio al sito web analizzato sulla base della velocità e ottimizzazione del codice.

Infatti è proprio uno dei parametri di navigazione determinanti che Google tiene in considerazione per una user-experience positiva; nessuno vuole mai attendere 3 minuti per il caricamento di una pagina.

Page Speed OnlineDopo aver digitato nell’apposito campo l’indirizzo del proprio sito web, il sistema ci comunica il punteggio ricevuto e una serie di consigli a diversa priorità, per migliorare il proprio voto.

Alcune di queste attività sono da effettuarsi lato-server come la compressione gzip e il caching del browser.

Le operazioni che si posso fare onsite sono di attivare l’elaborazione asincrona del codice javascript e la compressione dei file JS e CSS.

Una delle operazioni più impegnative è anche quella di trasformare (se non lo avete già fatto) gli elementi grafici in Sprite. Gli Sprite sono delle immagini più grandi che contengono al loro interno gli elementi grafici che compongono le pagine e che vengono poi “mascherati” (masked) con il codice CSS prendendo solo la parte del file che interessa.

La cosa interessante è che grandi siti web come Apple e Microsoft non sono messi molto bene… ovviamente la velocità non è l’unico fattore che Google tiene in considerazione nella valutazione complessiva di un sito web, ma sicuramente per tutti i siti web che “soffrono” di penalizzazioni o non hanno un buon posizionamento, migliorare la velocità di caricamento può aiutare.

Curiosità e Note sull’applicazione Page Speed OnLine

  • Google dichiara che l’applicazione online è diversa da quella inserita in FireBug di Firefox o altri applicativi analoghi, in quanto utilizza un diverso User-agent e simula il consumo di CPU del rendering del sito web.
  • Esiste l’opzione (proprio sul bottone analizza) per simulare la velocità anche per i dispositivi mobili, un altro passo che compie Google a favore del Mobile.
  • Quando si effettuano i cambiamenti sul Server non si nota nessuna variazione nel Page Speed OnLine perché i risultati dell’applicazione vengono cachati e quindi aggiornati solo dopo alcuni minuti (non si sa bene quanti).
  • Leggendo le FAQ di Google riguardo all’applicazione, è consigliato usare lo strumento online piuttosto che le estensioni per Chrome e Firefox in quanto il risultato dipende anche dal client sul quale sono in esecuzione (per esempio alcuni Firewall o proxy possono impedire il passaggio di dati gzip).

Il processo di realizzazione di un sito web

Realizzare un sito web è ormai diventato alla portata di tutti: sempre più siti web e portali offrono soluzioni già pronte, fai-da-te e molto economiche.
Persino i grandi colossi come Google e PagineGialle.it hanno prodotto soluzioni rapide in stile “catena di montaggio” per le piccole e medie imprese.

La realtà è che chi normalmente ha bisogno di un sito web non ha gli strumenti e le conoscenze per creare un sito web adatto alle proprie esigenze.

Innanzitutto è necessario capire perché si vuole realizzare un sito web: si cercano nuovi clienti nella propria zona? o si vuole semplicemente rappresentare la propria attività sul web?

Una richiesta che ci viene spesso rivolta è: “vorrei un sito web che mostrasse a chi mi cerca su Google, la mia attività e i miei recapiti…”.
La parola chiave in questo caso è “a chi mi cerca”. Quali sono i potenziali clienti?

I potenziali clienti infatti possono essere distinti tra chi è a conoscenza dell’attività e chi non ne è ancora entrato in contatto.
Per i primi si rende necessaria solo la realizzazione di un sito web che dovrà però essere Search Engine Friendly e quindi indicizzato dai motori di ricerca.
Per i secondi, ossia per chi non è ancora a conoscenza dell’attività dell’azienda, è necessario un’attenta strategia di web marketing.

Queste ed altre sono le problematiche da affrontare per chi si avvicina al mondo di internet e alla creazione di un sito web.

Che cosa impedisce l’indicizzazione di un sito web

Se da una parte essere indicizzati è un’operazione relativamente facile, è assai utile sapere quali sono gli elementi che impediscono alle risorse web di essere indicizzate dai motori di ricerca.

Una breve e non esaustiva lista di aspetti negativi per i motori di ricerca è la seguente:

  • alcuni tipi di link in Javascript
  • alcuni tipi di link in Flash
  • sistemi basati su AJAX, Silverlight, iFrame, ecc…

Anche se ne esistono molti altri questi sono certamente i più diffusi; in ogni caso Google ha migliorato molto la sua capacità di comprendere schemi AJAX complessi e testo annidato dentro file FLASH, ed è perciò ormai frequente vedere interi siti web FLASH indicizzati nelle SERP.
Uno svantaggio di queste tecniche sta nella più difficile gestione del contenuto indicizzabile e della struttura del sito web che Google tende molto a considerare come un fattore importante della qualità di un sito web.

Il più evidente svantaggio è la contestualizzazione dei link e la “lettura” di parole contenute nelle immagini. Ad oggi Googlebot (lo spider proprietario di Google) non riesce a leggere gli elementi di Silverlight, esclude gli iFrame dagli indici e non comprende bene la struttura dei file FLASH.

Ecco un elenco di risorse che potete consultare per mantenervi aggiornati su come Google tratta i seguenti argomenti:

Uno dei sistemi per controllare l’indicizzazione delle risorse, e più in particolare tutte quelle pagine web o cartelle che non devono essere indicizzate, è creare un file denominato “robots.txt” nella cartella principale (root) del sito web.

Cos’è l’indicizzazione di un sito web e come avviene

L’indicizzazione è quel processo che porta una pagina o un documento web ad essere presente nei database (indici) dei motori di ricerca.

La maggior parte dei motori di ricerca usa 4 sistemi diversi per eseguire l’indicizzazione:

  1. mediante gli spider
  2. tramite una funzione del tipo Suggerisci (o Aggiungi) URL
  3. inserendo e segnalando una sitemap
  4. tramite il protocollo RSS

SpiderGli spider sono dei software che setacciano la rete alla ricerca di contenuti da inserire nel proprio indice tramite i link che trovano. Per essere quindi inseriti nell’indice di un motore di ricerca basta avere un link che “punta” alla nostra risorsa web, che sia, ovviamente, a sua volta già indicizzata.

Aggiunta URLLa funzione di Aggiungi URL o Suggerisci URL è un modulo messo a disposizione degli utenti (o webmaster di un sito) per segnalare al motore di ricerca la presenza di un nuovo sito web. Basta segnalare la propria Home Page e il motore di ricerca penserà a setacciare il vostro sito web alla ricerca di pagine e documenti da includere nel proprio database.

SitemapLe sitemap invece non sono altro che dei file scritti con Linguaggio XML che contengono la lista delle pagine presenti e indicizzabili sul vostro sito web. Questo è usato da quasi tutti i motori di ricerca in quanto, ultimamente, il Protocollo Sitemaps è diventato uno standard e può contenere diverse informazioni correlate ad ogni risorsa web, come la data dell’ultimo aggiornamento, frequenza tipica delle modifiche, gerarchia rispetto agli altri elementi del sito, ecc…
Le sitemap possono essere anche generate in automatico e aggiornate ad ogni modifica del sito web con software specifici, in particolare esistono dei plug-in per i più diffusi CMS.
Esistono molte controversie sull’uso costante di questo protocollo in quanto, se un file sitemap non risulta coerente con il contenuto presente sul vostro sito web, il motore di ricerca potrebbe penalizzare i vostri contenuti.

RSSIl protocollo RSS (Really Simple Syndication) è un sistema di fruizione di contenuti che permette l’aggiornamento in tempo reale solo quando ci sono novità.
In pratica, attraverso l’uso di un software di lettura RSS, è possibile visualizzare (nella propria casella di posta, cellulare o altro) gli ultimi contenuti o novità inseriti in rete in base alle proprie sottoscrizioni RSS. Il vantaggio principale consiste nel non dover ogni volta consultare tutti i siti web per verificare gli eventuali aggiornamenti.

Altri sistemi che Google utilizza sono la Google Toolbar che può segnalare allo spider un nuovo sito web appena messo online senza che venga segnalato dallo stesso webmaster.

Un altro caso molto diffuso è quando si crea un sito web su un dominio acquistato da un precedente proprietario: Google infatti periodicamente controlla i suoi indici e verifica gli eventuali cambiamenti ed è per questo che, in tali casi, non è necessario segnalare la presenza del proprio sito web.

L’attributo nofollow nei link

L’attributo nofollow nei link non è una novità, ma rimane uno degli argomenti più discussi nei forum e nei blog che si occupano di SEO e sembra esserci ancora confusione su come usarlo.
All’inizio del 2005, Google ha introdotto l’attributo nofollow dei link per “prevenire lo spam” nei blog e nei siti che permettono l’inserimento di commenti da parte degli utenti:

Se siete blogger (o un lettore di blog), saprete benissimo che esistono webmaster che tentano di migliorare il posizionamento dei propri siti inviando commenti contenenti link del tipo “Visitate il mio sito”. Questa pratica non ci piace e stiamo testando un nuovo tag in grado di renderla inutile. D’ora in poi, quando Google troverà un attributo rel=”nofollow” nei link, questi link non verranno considerati per il calcolo del posizionamento dei siti nelle nostre pagine dei risultati. Ciò non comporta alcun danno per il sito dove il commento contenente spam è stato inserito, ma è solo un modo per evitare che gli spammer possano trarre beneficio dall’abuso di aree pubbliche come blog e simili.

Tutti i principali motori supportano l’attributo nofollow, anche se con diverse interpretazioni. Google lo considera nel modo più restrittivo possibile, non indicizzando i link e non trasferendo PageRank, mentre altri motori potrebbero comportarsi in modo diverso.

Immediatamente dopo l’annuncio di Google le principali piattaforme di blog, di CMS e di forum hanno iniziato a supportare l’attributo nofollow, visto che è interesse di tutti combattere lo spam. In realtà, tuttavia, il risultato è stato che tutto ciò ha generato un certo grado di pigrizia nei webmaster. Che senso ha, infatti, punire tutti i link solo perché alcuni contengono spam? Tutti i webmaster seri moderano già i commenti che ricevono sui propri siti tramite la tecnica CAPTCHA e minimizzano così anche il rischio di spam automatici.

Un perfetto esempio di uso indiscriminato dell’attributo nofollow è Wikipedia, che lo usa in tutte le sue pagine per quasi tutti i link in uscita, compresi quelli verso i siti .gov e .edu che contengono raramente spam.

Sintassi
Il formato standard di un link è il seguente:

<a href=”http://www.miodominio.com/pagina.html”>Altro sito</a>

Lo stesso link con l’attributo nofollow diventa:

<a href=”http://www.miodominio.com/pagina.html” rel=”nofollow”>Altro sito</a>

Secondo il W3C:

L’attributo rel descrive il tipo di relazione esistente tra la pagina corrente e quella a cui punta il link. Il valore di questo attributo è un elenco di tipologie separate da spazi.

E’ quindi perfettamente legale avere più valori associati all’attributo rel, come mostrato in questo esempio:

<a href=”http://www.miodominio.com/pagina.html” rel=”next nofollow”>Altro sito</a>

Note d’uso
Se decidete di usare l’attributo nofollow, assicuratevi di moderare i commenti che ricevete, oppure di usare la tecnica CAPTCHA nella form dei commenti. Se approvate automaticamente i commenti che ricevete, assicuratevi che il vostro sito contenga una pagina dove viene spiegato chiaramente cosa è accettabile e cosa no. Non dimenticate di verificare che i commenti che ricevete seguano le linee guida che avete indicato.
L’uso dell’attributo nofollow può anche segnalare ai motori di ricerca e ai vostri concorrenti che il vostro sito utilizza tecniche SEO.